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Chi siamo

Il “Centro Documentazione sull’Amianto e sulle Malattie Amianto Correlate Marco Vettori”  coordina, sotto la supervisione della Fondazione ONLUS Attilia Pofferi , e in collaborazione con la Famiglia Vettori, le molte forze coinvolte nella gestione del problema amianto, in maniera tale da costituire un  centro di riferimento  cui potranno rivolgersi tutti i cittadini interessati all’argomento, in primis gli esposti e i famigliari delle vittime dell’amianto, e le associazioni di familiari o vittime.

Gli scopi del Centro Documentazione sono la ricerca scientifica e la divulgazione delle nuove acquisizioni sui mezzi diagnostici e terapeutici relativi alle malattie amianto-correlate, l'informazione sindacale e previdenziale, la consulenza legale, la diffusione delle informazioni riguardanti l'amianto.

La nostra missione è diventare un  Centro di raccordo e diffusione capillare tramite web, social network, e altri mezzi , non solo per la città di Pistoia ma per la Toscana, in particolar modo per tutte quelle aree colpite dallo stesso problema, per informarsi a vicenda e rafforzare, con il coordinamento delle iniziative, l’impatto delle istanze legate all’amianto, ivi compreso lo smaltimento dei manufatti contenenti questo minerale.

Il Centro è guidato da un Comitato di Coordinamento formato da rappresentanti della famiglia Vettori, degli amici di Marco, della CGIL di Pistoia, dell'ANMIL di Pistoia, del Comune di Pistoia, della Azienda USL 3 di Pistoia, della Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro di Siena e di Pisa, e da altri interessati a titolo personale. Il Comitato è presieduto dalla Dr.ssa Sandra Fabbri Direttrice della Fondazione Onlus " A.Pofferi" al cui interno è ospitato il Centro Documentazione.

Il Centro ha inoltre un Comitato Scientifico che ha il compito di promuovere, indirizzare e sostenere le iniziative scientifiche derivanti dagli obiettivi e dalla mission sopra indicati.

Punto di forza del Centro sono i volontari, che rappresentano gli esposti e gli ex esposti all'amianto della Provincia di Pistoia e dal resto della regione, i familiari delle vittime dell'amianto e chiunque altro voglia sostenere la nostra volontà di tenere sotto i riflettori il problema amianto, troppo spesso taciuto o rimosso.

Il Centro dispone infine di un ricco Archivio storico-documentativo e scientifico, che sarà presto reso disponibile anche in forma elettronica, e di una biblioteca di testi scientifici e letterari sull’amianto.

Per sostenerci in questa importante attività:
 
FAI UNA DONAZIONE TRAMITE LA FONDAZIONE ONLUS “ATTILIA POFFERI”  indicando nella causale “PER CENTRO DOCUMENTAZIONE MARCO VETTORI”

I contributi versati tramite le Fondazioni sono interamente deducibili dal reddito d'impresa delle Aziende (Legge 23 Dicembre 2005 n° 266), mentre, per le persone fisiche, sono deducibili dal reddito dichiarato per un importo fino al 10% del reddito stesso, con un massimo di 70.000 Euro (Decreto Legge 14 marzo 2005 n°35).

Dati bancari

Conto Corrente Fondazione ONLUS Attilia Pofferi
Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesìa
Viale Adua , 51100 Pistoia
IBAN: IT04I0626013827000303961C00

Oppure:

FIRMA SULLA TUA DICHIARAZIONE DEI REDDITI PER LA DONAZIONE DEL 5 PER MILLE DELL’IRPEF firmando sul mod. 730 o mod. UNICO o mod. CUD e indicando il codice fiscale 01161140478 nel riquadro “ONLUS”

Oppure:
con un versamento sul Conto Corrente Postale n° 1024215848 intestato a “Fondazione ONLUS Attilia Pofferi”

Per maggiori informazioni:
CeDAMAC “Marco Vettori” c/o Fondazione ONLUS “Attilia Pofferi”
Largo San Biagio 109
51100 Pistoia
tel. 0573-358384, Cell. 3456715109
e-mail:info@centrodocamiantomarcovettori.org, centrodoc.mvettori@gmail.com


Biografia Marco Vettori

Infanzia e adolescenza

Marco Vettori è nato a Pistoia il 19 dicembre del 1953 in una famiglia operaia. Suo padre, Libero Vettori, era un ex partigiano che aveva combattuto a fianco della resistenza pistoiese durante la Seconda Guerra mondiale, e che, successivamente era entrato a lavorare come operaio in una delle maggiori aziende della città: la San Giorgio. La madre, Iliana Fratini, lavorava saltuariamente come sarta e rammendatrice.

La prima infanzia di Marco trascorre a Paoletto, un piccolo borgo del paese di Casalguidi, luogo di nascita del padre Libero. Successivamente la famiglia si trasferirà a Bonelle dove Marco vivrà fino all'adolescenza e dove avrà modo di coltivare le sue più grandi e importanti amicizie, nonché sviluppare la sua indole libera, fiera e combattiva che lo accompagnerà per tutto il resto della vita.
Nel maggio del 1966 la famiglia si allarga perché nasce anche Leonardo, fratello minore di Marco.
Cresciuto con i valori della resistenza e dell'anti-fascismo, trasmessigli dal padre, Marco si avvicina molto giovane alla politica: un mondo che lo porterà a impegnarsi sempre in prima linea contro le ingiustizie, la disuguaglianza, lo sfruttamento. Fin dall'adolescenza milita nelle sezioni del Partito Comunista italiano, e già intorno ai 15 anni svolge attività di volantinaggio a sostegno del partito prendendo anche parte alle manifestazioni operaie e studentesche di quel periodo. Sono gli anni del movimento sessantottino e i giovani manifestano a fianco degli operai; Marco è sempre in prima fila ed è quello il periodo decisivo in cui decide di lasciare la scuola per dedicarsi alla militanza politica. Scelta, questa, che non sarà mai del tutto condivisa dai genitori che avrebbero voluto che conseguisse il diploma di maturità.

L'ingresso nel mondo del lavoro e l'impegno nel sindacato

Il 16 marzo del 1972 entra a lavorare alla San Giorgio, la stessa fabbrica dove lavora anche il padre Libero. Dai primi mesi dell'anno successivo gli stabilimenti della San Giorgio si trasferiscono nei nuovi capannoni a qualche centinaia di metri di distanza; quelli dove, ancora oggi, si trovano gli stabilimenti di Ansaldo Breda.
Marco è un saldatore della San Giorgio e, come altre centinaia di suoi colleghi che svolgono diverse attività nella fabbrica, respira amianto giorno dopo giorno e questo gli si depositerà silenzioso nei polmoni giorno dopo giorno. Anche in fabbrica si mostra fin dai primi anni in prima linea per difendere i diritti dei lavoratori. Entra a far parte dei membri che costituiscono il consiglio di fabbrica e diviene sindacalista FIOM. Si batterà per la maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro, per ottenere turni di lavoro meno logoranti, per salari più alti. Diventa ben presto un punto di riferimento per molti altri lavoratori Breda.
Il 2 settembre del 1978 sposa Saveria.
La sua attività come sindacalista prosegue per tutti gli anni a venire, così come la sua partecipazione attiva nelle file del P.C.I. prima, poi in Rifondazione Comunista.
Dopo 13 anni di matrimonio, nel marzo del 1990, nasce la figlia Valentina.

L'avvento degli anni '90 e la scoperta delle morti amianto correlate

Le morti per tumore ai polmoni, o per mesotelioma, negli ex operai della San Giorgio (che ha cambiato nome in Breda, ma l'amianto ha continuato a usarlo) cominciano a risultare un po' troppe. È così che alcuni lavoratori già in pensione, ma anche chi, come Marco, nell'azienda ancora ci lavora, cominciano a sospettare che dietro quelle morti ci sia qualcosa di più della semplice sfortuna. L'amianto, si sa, è cancerogeno. È davvero un peccato che chi sapeva non abbia mai detto, o fatto, niente.
La legge n.257 del 27 marzo 1992 piomba come un macigno. All'articolo 1, comma 2, viene disposto il divieto di importare, esportare, estrarre, commerciare o produrre amianto, o qualsiasi altro oggetto contenente amianto. L'amianto è letale, ora lo dice anche la legge.
Marco, insieme ad altri lavoratori ed ex operai San Giorgio-Breda, comincia a scavare nel passato dell'azienda. Raccoglie documenti, testimonianze, articoli di giornale. Comincia a ricostruire i fatti e la verità viene a galla. L'amianto veniva spruzzato per coibentare le carrozze, perché considerato materiale ignifugo, isolante, indistruttibile, quasi eterno. Portare alla luce tutti questi fatti non fu per niente semplice, tutt'altro. I dirigenti e gli ex dirigenti avevano taciuto e continuavano a farlo.
Alcuni documenti spariscono, altri pare non siano mai esistiti. Marco non demorde. Si è sempre battuto contro le ingiustizie. Non smetterà certo adesso.
Dalla metà degli anni '90, insieme ad altri lavoratori, si reca nelle sedi della Medicina del lavoro di Siena. Vengono sottoposti a visite approfondite. L'esito per molti, anche in seguito, sarà sempre lo stesso. Fibre di amianto nei polmoni. Anche Marco ne ha in abbondanza.
Nel 1997 la svolta. Marco si reca dal Sostituto procuratore di turno in quel momento a Pistoia, Jacqueline Magi, e le racconta i fatti. Tutto quanto. Pare ci siano i requisiti per intentare una causa contro l'azienda, contro i dirigenti che dovevano per forza sapere, ma che avevano sempre taciuto.
Intanto a Marco, e a molti altri operai Breda, viene riconosciuta la prolungata esposizione all'amianto che si traduce nella concessione dei benefici previdenziali previsti dalla legge. Dal 31 dicembre 1999, Marco, a 46 anni, è un pensionato.

Esito del processo e impegno politico

La pensione per Marco non significa riposo, anzi. Ora ha più tempo per portare avanti la sua battaglia contro l'amianto. Per far riconoscere l'esposizione ad altri lavoratori. Per far sì che ai morti per patologie amianto-correlate l'INAIL riconosca l'esposizione e conceda ai familiari i risarcimenti previsti a norma di legge. Si tratta di sacrosanti diritti.
Intanto nel 2002, presentatosi alle elezioni comunali, Marco viene eletto Consigliere comunale nel file del Partito dei Comunisti Italiani (P.d.C.I.). Inizia così la sua ennesima battaglia contro le ingiustizie sociali, lavorative, soprattutto a sostegno della sicurezza sui luoghi di lavoro. Si fa portavoce dei problemi di chi di voce non ne ha abbastanza per farsi sentire.
Il processo contro i dirigenti Breda si conclude nel 2004 e il verdetto è atroce. Ai lavoratori vengono riconosciuti esposizione all'amianto, risarcimenti economici, benefici previdenziali. I dirigenti però vengono scagionati da qualsiasi colpa. Per intendersi: il reato c'è stato, ma i colpevoli non esistono. La sentenza non è certo ciò che si aspettava Marco, non è ciò si aspettavano i malati, i familiari delle vittime. Non è ciò che Pistoia avrebbe meritato.
A termine del primo mandato come Consigliere, Marco, nel 2007, si ripresenta alle elezioni, è rieletto e stavolta viene nominato Presidente del Consiglio Comunale. La soddisfazione è davvero grande.
Continua incessante il suo impegno politico, in prima persona, sulle tematiche a lui più care come la scuola, la sanità, il lavoro. Marco ha il cuore grande, vorrebbe sempre aiutare tutti.
La sua avventura politica si conclude dopo 10 lunghi anni di impegno politico e istituzionale a cui ha dedicato tutto sé stesso, giorno dopo giorno. Nel 2012 si candida nelle fila di un nuovo esperimento politico quale Pistoia Spirito libero, ma non raggiunge il sufficiente numero di preferenze per entrare a Palazzo di Giano.

Il tumore e la morte

Nel luglio del 2011 gli viene diagnosticato un tumore piuttosto raro: un colangiocarcinoma al fegato. Il pensiero va subito lì: all'amianto. Possibile che ci sia una connessione? Cominciano gli esami approfonditi, PET, TAC, le chemio. Alla fine del 2011 viene avviata una terapia al reparto di Oncologia dell'ospedale di Carrara. Anche lì si dà da fare: contatta il vignettista Vauro, pistoiese di nascita, e lo chiama a intrattenere l'intero reparto con una performance. L'oncologia di Carrara donerà un anno e mezzo di vita a Marco, nonostante fosse stato chiarito fin da subito che la malattia era di quelle che non perdonano. La sua condizione peggiora però nel gennaio del 2013.
Il 19 dello stesso mese partecipa al suo ultimo convegno sull'amianto, organizzato dalla Fondazione Pofferi, dove ha la forza di indignarsi difronte alle parole di chi, ancora, nega l'uso di amianto nei nuovi stabilimenti Breda dal 1973 in avanti. Sono presenti anche esperti in materia di amianto, direttamente da Casale Monferrato e Alessandria.
Un mese dopo viene ricoverato in ospedale, ma, ancora combattivo, registra per la Fondazione, cui si è affidato, un video (definito il suo lascito testamentario) in cui racconta la sua verità, la sua storia, l'intera sua battaglia.
Marco muore la mattina del 6 marzo 2013 alle 5.35, a suo fianco c'è l'amico di una vita Olido.
Secondo le sue volontà viene disposta l'autopsia. Anche da morto non vuole lasciare niente di intentato. Se l'amianto, killer silenzioso, è il colpevole, lui non lo lascerà certo vincere in silenzio.
Due settimane dopo la sua morte viene pubblicato uno studio dell'ospedale Sant'Orsola in cui si dimostra che il colangio calcinoma è una patologia amianto-correlabile. A Casale Monferrato è già stata dichiarata tale. La famiglia Vettori è ancora in attesa del referto autoptico.
Pochi giorni prima di morire Marco aveva preso accordi con la Direttrice della Fondazione Pofferi, Sandra Fabbri, e con Manlio Monfardini (entrambi stimati amici di lungo corso) che alla sua morte sarebbero stati loro a raccogliere tutto il suo materiale. Faldoni e faldoni di documenti di ogni genere che aveva minuziosamente recuperato nei circa circa 20 anni di lotta all'amianto.
Sarebbero stati loro a riorganizzarlo in qualcosa di importante, per far sì che la lotta al killer silenzioso non si fermasse dopo la morte del suo leader.
È da quest'ultimo desiderio che è stato fondato il Centro di documentazione sull'amianto e sulle malattie amianto-correlate a lui dedicato, ed è in questo e nei suoi organizzatori che ripongo grandi speranze.

(Valentina Vettori)

Il ricordo di un amico e compagno nella lotta sindacale:
Lotta contro il male come se fosse una vertenza aziendale(di Luigi Fedi) 

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Centro documentazione sull’amianto e sulle malattie amianto correlate “Marco Vettori” - Presso fondazione ONLUS “Attilia Pofferi”

Largo San Biagio, 109 - 51100 Pistoia (PT) - Tel. 0573 35 83 84 - Cell. 345 67 15 109 - Email: centrodoc.mvettori@gmail.com

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